Niente armi svizzere per le guerre civili!

Le disposizioni relative all'esportazione di materiale bellico verranno allentate: anche gli Stati che violano i diritti umani e i paesi in cui è in corso una guerra civile potranno ora essere riforniti di armi svizzere. Ci opponiamo fermamente a tale misura!

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Di cosa si tratta?

Granate RUAG nella guerra civile in Siria, fucili d’assalto SIG Sauer nella guerra civile in Yemen: le armi svizzere causano sofferenze in tutto il mondo e alimentano i conflitti armati. Il fatto che materiale bellico svizzero finisca in Stati che violano apertamente i diritti umani è dovuto alle norme che regolano le esportazioni di tale materiale. Quattro anni fa, grazie all’iniziativa correttrice, sono stati finalmente inseriti nella legge criteri chiari e trasparenti per le esportazioni di materiale bellico. Ma ciò non è piaciuto alla lobby dell’armamento, che vorrebbe un cambiamento dello status quo.

D’ora in poi tutte le forniture di materiale bellico potranno essere autorizzate tramite mezzi indiretti, grazie ai seguenti stratagemmi:

  • In futuro, le esportazioni di materiale bellico saranno autorizzate in linea di principio in 25 Stati, tra cui Ungheria, Argentina e Stati Uniti. Anche per le esportazioni verso tutti gli altri Paesi, il Consiglio federale può derogare ai criteri e rendere così possibili le forniture a regimi illegittimi.
  • Le dichiarazioni di non riesportazione saranno abolite nella maggior parte dei casi. Ciò significa che il materiale bellico svizzero potrà essere riesportato immediatamente e senza condizioni. Di conseguenza, le armi svizzere potranno essere rivendute, ad esempio tramite una filiale o un intermediario, a Israele o a gruppi armati coinvolti in una guerra civile, come ad esempio in Sudan.
  • Il Consiglio federale potrà decidere autonomamente tutte le eccezioni a queste regole. Un controllo democratico da parte del Parlamento e da parte della popolazione non sarà più possibile.
  • I componenti potranno essere rivenduti senza alcuna restrizione. Ciò significa che non vi sarebbero più ostacoli qualora un sistema d’arma venisse smontato in pezzi separati prima dell’esportazione.
 
2008

Nach diversen Skandalen von Schweizer Kriegsmaterial in Kriegsgebieten führt der Bundesrat in der Kriegsmaterialverordnung (KMV) klare und transparente Ausschlusskriterien für Waffenexporte ein. In den folgenden Jahren verwässert der Bundesrat diese Regeln wieder zunehmend.

2008
2016

Der Bundesrat ändert auf Druck der Rüstungslobby die Kriegsmaterialverordnung so, dass Exporte in Bürgerkriegsländer möglich sind. Es geht dabei vor allem um Waffenlieferungen nach Saudi-Arabien, das zu dieser Zeit im Bürgerkrieg im Jemen Kriegsverbrechen begeht.

2016
2018

Eine breite Allianz lanciert die Korrektur-Initiative. Diese fordert, die Kriterien für Kriegsmaterialexporte auf Gesetzesebene festzuschreiben. Anstatt dass der Bundesrat in Eigenregie über die Kriterien befindet, soll das Parlament die demokratische Kontrolle über die Exportkriterien für Kriegsmaterial haben.

2018
2021

Das Parlament nimmt einen zufriedenstellenden indirekten Gegenvorschlag der Korrektur-Initiative an. Es verzichtet auf eine Ausnahmekompetenz für den Bundesrat. Deshalb zieht die Allianz gegen Waffenexporte in Bürgerkriegsländer ihre Initiative zurück.

2021
2022

Die Änderung des Kriegsmaterialgesetzes tritt in Kraft. Die Kriterien für Waffenexporte sind somit erstmals klar im Gesetz festgeschrieben.

2022
2023

Nur ein Jahr später beginnt die Rüstungslobby mit zahlreichen parlamentarischen Vorstössen an den Errungenschaften der Korrektur-Initiative zu rütteln.

2023
2025

Das Parlament beschliesst eine Gesetzesänderung, die die Errungenschaften der Korrektur-Initiative komplett aushöhlt und Kriegsmaterialexporte in Unrechtsstaaten erlaubt.

2025

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I nostri argomenti

La nuova legislazione deve sostenere l’industria degli armamenti. Ciò significa che, al fine di aumentare i profitti delle aziende (private) produttrici di armi, il materiale bellico svizzero potrà essere fornito anche a Paesi coinvolti in un conflitto armato o che potrebbero utilizzare tali armi contro la popolazione civile.

Con l’allentamento delle disposizioni in materia di esportazione, la Svizzera perde il controllo sulle proprie esportazioni di armi. Ciò aumenta il rischio che le armi svizzere finiscano in paesi come l’Arabia Saudita, che è il Paese al mondo che commercia di più in armi al mondo ed è a sua volta coinvolta nella guerra civile in Yemen. Le armi svizzere non devono finire in tali regioni!

La legge attualmente in vigore prevede criteri chiari per l’esportazione di armi. Questi criteri hanno come effetto che nessuna arma viene consegnata a Paesi coinvolti in conflitti armati o che commettono violazioni dei diritti umani. La modifica della legge indebolisce questi criteri di esportazione escludendo alcuni Paesi.

La decisione di autorizzare o meno l’esportazione di materiale bellico verso un Paese in preda alla guerra civile spetta ora esclusivamente al Consiglio federale. Tale allentamento priva il Parlamento del suo controllo democratico, proprio quando tale traguardo è stato raggiunto nemmeno quattro anni fa.

L’elenco dei paesi (elenco degli Stati dell’allegato 2 dell’ordinanza sul materiale bellico OMB) per i quali in futuro saranno aboliti tutti gli ostacoli all’esportazione comprende Stati governati da leader autoritari, come gli Stati Uniti, l’Ungheria e l’Argentina. Donald Trump, Viktor Orban e Javier Milei calpestano la democrazia e i diritti umani. Le armi svizzere non devono essere vendute loro senza alcune condizioni!

Il Parlamento ha iniziato ad allentare le regole sull’esportazione di materiale bellico dicendo che la Svizzera deve mostrare solidarietà per la situazione terribile in Ucraina, sia con esportazioni dirette di armi sia passando all’Ucraina materiale bellico già esportato in altri paesi.

L’attuale allentamento della legge sul materiale bellico non permetterebbe però né l’una né l’altra cosa. Questo mostra chiaramente qual era l’obiettivo fin dall’inizio: non l’Ucraina, ma far sì che l’industria svizzera degli armamenti potesse trarre il massimo vantaggio dal riarmo globale. Se il Parlamento fosse davvero interessato solo a sostenere l’Ucraina e altri paesi attaccati in violazione del diritto internazionale, sarebbero bastati singoli adeguamenti mirati. Invece, questa modifica della legge apre le porte alla fornitura di materiale bellico svizzero a Stati illegittimi e a paesi in guerra civile.

Il Parlamento chiede che gli Stati siano autorizzati a riesportare direttamente il materiale bellico acquistato dalla Svizzera. Ciò renderebbe praticamente inutile la dichiarazione di non riesportazione, che oggi costituisce un efficace strumento di controllo. Ciò consentirebbe ad esempio agli Stati Uniti di consegnare direttamente a Israele attrezzature belliche acquistate in Svizzera. Oppure alla Gran Bretagna di trasferire armi svizzere all’Arabia Saudita. Ciò aumenterebbe notevolmente la probabilità che materiale bellico svizzero finisca in Stati direttamente coinvolti in conflitti armati o che violano sistematicamente e gravemente i diritti umani.

Finora, le cosiddette «dichiarazioni di non riesportazione» garantivano che nessun Paese ricevesse armi svizzere che la Svizzera stessa non avrebbe fornito. Tale meccanismo di controllo viene ora abolito tramite la modifica di legge.

L’alleanza

Co-presidenza

Gerhard Andrey

Gerhard Andrey

Consigliere nazionale, VERDI Svizzera

Noemi Buzzi

Noemi Buzzi

Segretaria politica, GSsE

Clarence Chollet

Clarence Chollet

Consigliera nazionale, VERDI Svizzera

Maya Hess

Maya Hess

Dottoressa e presidente di medico international Svizzera

Mirjam Hostetmann

Mirjam Hostetmann

Presidente, GISO Svizzera

Marc Jost

Marc Jost

Consigliere nazionale, PEV Svizzera

Fabian Molina

Fabian Molina

Consigliere nazionale, PS Svizzera

Andreas Nufer

Andreas Nufer

Parroco monastero di Kappel

Rayyân Rehouma

Rayyân Rehouma

Segretario politico, GSsE

Nino Russano

Nino Russano

terre des hommes

Priska Seiler-Graf

Priska Seiler-Graf

Consigliera nazionale, PS Svizzera

Thomas Wallimann-Sasaki

Thomas Wallimann-Sasaki

Presidente Justitia et Pax

Altri sostenitori

Il referendum è sostenuto anche da: BastA!BDS SvizzeraCETIM, Comité Halte à la Guerre, Donne di Pace nel MondosolidaritéS

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