Raccogliere le firme necessarie per un referendum richiede l’impegno di tantissime persone: bisogna firmare, raccogliere e certificare le firme, distribuire flyer ed organizzare eventi. Ed è per questo che abbiamo bisogno di persone come te, che sono motivate ad investire il proprio tempo. Un grande grazie per il tuo prezioso sostegno!
Granate RUAG nella guerra civile in Siria, fucili d’assalto SIG Sauer nella guerra civile in Yemen: le armi svizzere causano sofferenze in tutto il mondo e alimentano i conflitti armati. Il fatto che materiale bellico svizzero finisca in Stati che violano apertamente i diritti umani è dovuto alle norme che regolano le esportazioni di tale materiale. Quattro anni fa, grazie all’iniziativa correttrice, sono stati finalmente inseriti nella legge criteri chiari e trasparenti per le esportazioni di materiale bellico. Ma ciò non è piaciuto alla lobby dell’armamento, che vorrebbe un cambiamento dello status quo.
D’ora in poi tutte le forniture di materiale bellico potranno essere autorizzate tramite mezzi indiretti, grazie ai seguenti stratagemmi:
Nach diversen Skandalen von Schweizer Kriegsmaterial in Kriegsgebieten führt der Bundesrat in der Kriegsmaterialverordnung (KMV) klare und transparente Ausschlusskriterien für Waffenexporte ein. In den folgenden Jahren verwässert der Bundesrat diese Regeln wieder zunehmend.
Der Bundesrat ändert auf Druck der Rüstungslobby die Kriegsmaterialverordnung so, dass Exporte in Bürgerkriegsländer möglich sind. Es geht dabei vor allem um Waffenlieferungen nach Saudi-Arabien, das zu dieser Zeit im Bürgerkrieg im Jemen Kriegsverbrechen begeht.
Eine breite Allianz lanciert die Korrektur-Initiative. Diese fordert, die Kriterien für Kriegsmaterialexporte auf Gesetzesebene festzuschreiben. Anstatt dass der Bundesrat in Eigenregie über die Kriterien befindet, soll das Parlament die demokratische Kontrolle über die Exportkriterien für Kriegsmaterial haben.
Das Parlament nimmt einen zufriedenstellenden indirekten Gegenvorschlag der Korrektur-Initiative an. Es verzichtet auf eine Ausnahmekompetenz für den Bundesrat. Deshalb zieht die Allianz gegen Waffenexporte in Bürgerkriegsländer ihre Initiative zurück.
Die Änderung des Kriegsmaterialgesetzes tritt in Kraft. Die Kriterien für Waffenexporte sind somit erstmals klar im Gesetz festgeschrieben.
Nur ein Jahr später beginnt die Rüstungslobby mit zahlreichen parlamentarischen Vorstössen an den Errungenschaften der Korrektur-Initiative zu rütteln.
Das Parlament beschliesst eine Gesetzesänderung, die die Errungenschaften der Korrektur-Initiative komplett aushöhlt und Kriegsmaterialexporte in Unrechtsstaaten erlaubt.
Lanciare un referendum ha un costo. Una tua donazione ci aiuta a sostenere la causa e a rendere il tema più visibile. Ogni contributo conta, uguale di quale somma si tratti! Partecipa anche tu e dacci una mano per impedire questa modifica disastrosa della legge!
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La nuova legislazione deve sostenere l’industria degli armamenti. Ciò significa che, al fine di aumentare i profitti delle aziende (private) produttrici di armi, il materiale bellico svizzero potrà essere fornito anche a Paesi coinvolti in un conflitto armato o che potrebbero utilizzare tali armi contro la popolazione civile.
Con l’allentamento delle disposizioni in materia di esportazione, la Svizzera perde il controllo sulle proprie esportazioni di armi. Ciò aumenta il rischio che le armi svizzere finiscano in paesi come l’Arabia Saudita, che è il Paese al mondo che commercia di più in armi al mondo ed è a sua volta coinvolta nella guerra civile in Yemen. Le armi svizzere non devono finire in tali regioni!
La legge attualmente in vigore prevede criteri chiari per l’esportazione di armi. Questi criteri hanno come effetto che nessuna arma viene consegnata a Paesi coinvolti in conflitti armati o che commettono violazioni dei diritti umani. La modifica della legge indebolisce questi criteri di esportazione escludendo alcuni Paesi.
La decisione di autorizzare o meno l’esportazione di materiale bellico verso un Paese in preda alla guerra civile spetta ora esclusivamente al Consiglio federale. Tale allentamento priva il Parlamento del suo controllo democratico, proprio quando tale traguardo è stato raggiunto nemmeno quattro anni fa.
L’elenco dei paesi (elenco degli Stati dell’allegato 2 dell’ordinanza sul materiale bellico OMB) per i quali in futuro saranno aboliti tutti gli ostacoli all’esportazione comprende Stati governati da leader autoritari, come gli Stati Uniti, l’Ungheria e l’Argentina. Donald Trump, Viktor Orban e Javier Milei calpestano la democrazia e i diritti umani. Le armi svizzere non devono essere vendute loro senza alcune condizioni!
Il Parlamento ha iniziato ad allentare le regole sull’esportazione di materiale bellico dicendo che la Svizzera deve mostrare solidarietà per la situazione terribile in Ucraina, sia con esportazioni dirette di armi sia passando all’Ucraina materiale bellico già esportato in altri paesi.
L’attuale allentamento della legge sul materiale bellico non permetterebbe però né l’una né l’altra cosa. Questo mostra chiaramente qual era l’obiettivo fin dall’inizio: non l’Ucraina, ma far sì che l’industria svizzera degli armamenti potesse trarre il massimo vantaggio dal riarmo globale. Se il Parlamento fosse davvero interessato solo a sostenere l’Ucraina e altri paesi attaccati in violazione del diritto internazionale, sarebbero bastati singoli adeguamenti mirati. Invece, questa modifica della legge apre le porte alla fornitura di materiale bellico svizzero a Stati illegittimi e a paesi in guerra civile.
Il Parlamento chiede che gli Stati siano autorizzati a riesportare direttamente il materiale bellico acquistato dalla Svizzera. Ciò renderebbe praticamente inutile la dichiarazione di non riesportazione, che oggi costituisce un efficace strumento di controllo. Ciò consentirebbe ad esempio agli Stati Uniti di consegnare direttamente a Israele attrezzature belliche acquistate in Svizzera. Oppure alla Gran Bretagna di trasferire armi svizzere all’Arabia Saudita. Ciò aumenterebbe notevolmente la probabilità che materiale bellico svizzero finisca in Stati direttamente coinvolti in conflitti armati o che violano sistematicamente e gravemente i diritti umani.
Finora, le cosiddette «dichiarazioni di non riesportazione» garantivano che nessun Paese ricevesse armi svizzere che la Svizzera stessa non avrebbe fornito. Tale meccanismo di controllo viene ora abolito tramite la modifica di legge.

Gerhard Andrey
Consigliere nazionale, VERDI Svizzera

Noemi Buzzi
Segretaria politica, GSsE

Clarence Chollet
Consigliera nazionale, VERDI Svizzera

Maya Hess
Dottoressa e presidente di medico international Svizzera

Mirjam Hostetmann
Presidente, GISO Svizzera

Marc Jost
Consigliere nazionale, PEV Svizzera

Fabian Molina
Consigliere nazionale, PS Svizzera

Andreas Nufer
Parroco monastero di Kappel

Rayyân Rehouma
Segretario politico, GSsE

Nino Russano
terre des hommes

Priska Seiler-Graf
Consigliera nazionale, PS Svizzera

Thomas Wallimann-Sasaki
Presidente Justitia et Pax
Il referendum è sostenuto anche da: BastA!, BDS Svizzera, CETIM, Comité Halte à la Guerre, Donne di Pace nel Mondo, solidaritéS
Contatto:
Referendum sul materiale bellico
Casella postale 1069
8031 Zurigo
info@referendum-materiele-bellico.ch